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Attualità

Coronavirus probabile presenza nel particolato atmosferico

Sars-CoV-2 è stato trovato nelle polveri sottili. Ma non è dimostrato che possa essere una terza via del contagio

 

La presenza del virus nel particolato

I campioni sono stati analizzati dall’Università di Trieste in collaborazione con i laboratori dell’azienda ospedaliera Giuliano Isontina, che hanno verificato la presenza del virus in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame. I risultati positivi sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari, vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest’ultimo altamente specifico per la presenza dell’RNA virale SARS-CoV-2» . Possiamo confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale del SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele”4, precisa Setti.

La persistenza del virus nell’aria

Secondo De Gennaro «questa è la prima prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus SARS-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell’atmosfera come già ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali. L’individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico».

Una nuova via di contagio?

«La prova che l’RNA del SARS-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio», prosegue De Gennaro. «Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta Fase 2 della necessità di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus». «È possibile che il particolato possa facilitare la diffusione del virus , può essere un trasportatore, ma non conosciamo la carica virale e quanto è efficace per contribuire davvero al contagio» sintetizza Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano.

(dal Corriere della Sera)

Coronavirus: il Missouri fa causa a Pechino

Notizie dal mondo, il Missouri fa causa a Pechino per il coronavirus

Una notizia che potremmo definire… sorprendente. Il Missouri, pare, abbia deciso di fare causa a Pechino per il coronavirus. La motivazione sarebbe da ricondursi al fatto che la Cina avrebbe mentito sulla pandemia causando il crollo dell’economia dello Stato e oltre 110 mila morti in Europa e 175 mila nel mondo. Un dato sconvolgente!

Eric Schmitt in prima linea contro Pechino

A presentare la causa, contro il governo cinese, è il procuratore generale del Missouri Eric Schmitt, dopo questi dati sconcertanti: i morti nel mondo hanno superato i 175 mila, secondo i dati della Johns Hopkins University. Di questi oltre 110 mila riguardano l’Europa, secondo un conteggio dell’Afp. Ci sono oltre 2,5 milioni di casi confermati. “Carestie di proporzioni bibliche”, è l’avvertimento delle Nazioni Unite. Secondo l’Onu vanno prese al più presto misure urgenti per prevenire carestie in oltre 30 Paesi in via di sviluppo, dove almeno 265 milioni di persone sono a rischio.
Una seconda ondata di contagi potrebbe essere ancora più disastrosa negli Usa perché coinciderebbe con la stagione influenzale, l’inverno prossimo. Lo ha detto il direttore dell’American Centers for Disease Prevention and Control (Cdc) Robert Redfield. Gli Stati Uniti hanno registrato più di 800 mila casi con quasi 45 mila morti, il numero più alto nel mondo. (la Repubblica)

Pechino considera questa mossa priva di ogni fondamenta e di base fattuale o legale, il ministero degli Esteri di Pechino che vede come portavoce, Geng Shuang, ha dichiarato che non spetta ai tribunali statunitensi la giurisdizione del caso, aggiungendo che la Cina ha fornito aggiornamenti costanti sull’epidemia alla nazione, a partire dal 3 gennaio.

Nonostante il disappunto, l’azione legale ha avuto seguito e pare sia stata intrapresa comunque dal Missouri accusando le autorità cinesi di fatti molto gravi quali: soppressione di informazioni utili, omissione di prove crescenti, arresto degli informatori etc.

Non ci resta che attendere per capire quale “piega” prenderà questa vicenda!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una nube radioattiva invade l’Italia

Una nube radioattiva, sprigionata degli incendi che hanno colpito le aree limitrofe a dove avvenne il disastro nucleare di Chernobyl, non si è limitata a transitare sull’Ucraina ma ha raggiunto gran parte dell’Europa, compresa l’Italia. Il tasso di radioattività, seppur superiore al normale, non sarebbe comunque pericoloso. Questo almeno è quanto rivela uno studio francese del Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire (IRSN).

Gli incendi ad ovest della centrale

L’incendio più grande è scoppiato a 70 km più ad ovest della centrale, un altro di consistenza importante a 30 km ma sono presenti dei focolai più piccoli a soli 2 km da dove avvenne il disastro del 1986. Va notato che questa situazione si sta evolvendo rapidamente. Alcuni altri focolai significativi sono stati identificati a più di cento chilometri a ovest della centrale elettrica. Alcune fonti ucraine annunciano l’estinzione degli incendi. Secondo l’IRSN, tuttavia, l’ipotesi di un controllo definitivo degli incendi dovrebbe essere presa con cautela.

Diversi media locali hanno segnalato una qualità dell’aria molto degradata nella città di Kiev a causa del fumo prodotto degli incendi, della cenere sollevata dall’erosione del vento a cui si aggiunge la polvere del suolo risospesa dai forti venti.

Le disposizioni di sicurezza

La situazione potrebbe peggiorare se gli incendi dovessero raggiungere i resti della centrale nucleare, ma in tal senso sono stati già presi degli accorgimenti. In generale, le misure adottate per proteggere gli impianti nucleari dagli scenari di incendi boschivi consistono innanzitutto nella deforestazione dell’area circostante, in modo da limitare gli effetti termici diretti e non mettere in discussione la loro sicurezza. Disposizioni di questa natura sono applicate già dalla costruzione sul sito di Chernobyl.

Vero è gli incendi boschivi possono generare fumo e particelle incandescenti (brandon) che possono raggiungere le strutture. Quest’ultimo fenomeno è tuttavia limitato a una distanza superiore a qualche centinaio di metri e le misure organizzative sono generalmente preparate per gestire una situazione del genere, attuando l’arresto della ventilazione degli edifici e il monitoraggio dell’ambiente circostante degli impianti (rimozione o protezione di materiali infiammabili, inizia il trattamento di possibili incendi …).

Se si applicano le disposizioni generali di protezione, il rischio principale associato agli incendi boschivi è la perdita di energia elettrica, ad esempio se le linee elettriche situate all’esterno del sito nucleare sono interessate. Lo scenario di perdita totale dell’alimentazione energetica è stato analizzato nel 2011, nell’ambito delle prove di stress effettuate in Europa dopo l’incidente nucleare a Fukushima in Giappone. Questa analisi indica che in assenza di raffreddamento delle piscine, la temperatura dell’acqua aumenterebbe molto gradualmente fino a sessanta gradi. Questo non pregiudica la sicurezza dell’impianto (manutenzione di un volume sufficiente di acqua e una temperatura accettabile dei carburanti).

La nube radioattiva ha invaso l’Europa

Le condizioni meteorologiche hanno ad oggi favorito il trasporto di masse d’aria provenienti dall’area degli incendi in Bielorussia, Ucraina meridionale, Romania orientale e Bulgaria. Queste masse d’aria hanno raggiunto, con concentrazioni più basse anche Balcani e l’Italia.

A Kiev – scrive ISRN – sono stati misurati valori significativamente più alti rispetto a quelli normali come conseguenza del passaggio di masse d’aria contrassegnate da alta radioattività. Nonostante tutto questi valori rimangono moderati e, al momento, senza conseguenze per la salute. Nella zona di esclusione di Chernobyl, ovviamente, c’è una contaminazione dell’aria molto più elevata, a causa della vicinanza dei dispositivi di misurazione all’area bruciata.

Cosa comporta per l’alimentazione

L’IRSN ha completato la sua valutazione considerando l’esposizione dovuta all’ingestione di alimenti contaminati in Ucraina, vicino alle zone disastrate, dal deposito di ceneri radioattive trasportate nel pennacchio di fumo. La valutazione è stata effettuata ipotizzando il consumo di 500 grammi di verdure a foglia (caso peggiore) al giorno per due mesi ed anche in questo caso l’esposizione rimane bassa.

Batagaika: la porta dell’inferno aperta dal riscaldamento globale

Un cratere gigantesco, dal nome di Batagaika, è presente nel cuore della taiga russa, nella Siberia nordorientale. Uno spettacolo incredibile ma al tempo stesso spaventoso, tanto che i siberiani lo hanno denominato “Porta dell’inferno”. Quello che preoccupa il è il fatto che questa voragine sta crescendo costantemente e, negli ultimi anni, in modo esponenziale ed inarrestabile a causa del cambiamento climatico

Il riscaldamento della calotta polare sta facendo si che lo stato di Permafrost su cui poggia la Siberia si stia scaldando sempre di più. Oggi, nei pressi del bacino del fiume Jana, l’intera topografia e l’ecologia del territorio sta cambiando in modo incredibile. Il permafrost in questa regione della Siberia non dovrebbe assolutamente scaldarsi anche quando le temperature raggiungono livelli di gradazione superiori allo zero, questo perché la porosità del suolo permette di accumulare acqua, che resta congelata per migliaia di anni.

Lo scioglimento del permafrost è ormai inarrestabile.

Il rapido scioglimento del permafrost, che si sta verificando in questi ultimi anni, dipende soprattutto dal fenomeno del riscaldamento globale e dal relativo innalzamento delle temperature. Questo veloce scioglimento porta con sé un grandissimo problema: liberandosi, la superficie del permafrost, consente la penetrazione di numerosi batteri nel terreno, questi a loro volta provocano la fuoriuscita di gas come metano e di diossido di carbonio, che hanno una consistenza decisamente maggiore dell’anidride carbonica. Questi gas serra contribuiscono ad accrescere a loro volta le temperature globali, diventando loro stessi acceleratori del processo di scioglimento e generando così un circolo vizioso.

La deforestazione all’origine del cratere

Il cratere Batagaika è ora lungo un chilometro e mezzo e largo quasi 120 metri, crescendo al ritmo vertiginoso di circa 15 metri ogni anno. L’origine del cratere risale agli anni ’60 e la causa della formazione di questa immensa voragine è stata trovata nella selvaggia deforestazione del territorio. Abbattuti gli alberi, è venuta meno una fonte di protezione per il suolo. Nonostante si tratti di una delle zone più fredde del globo, il terreno, che una volta si trovava all’ombra degli alberi, ha iniziato ad essere sempre più esposto al sole e alle temperature più calde, iniziando così a sciogliersi e continuando a farlo sempre con più velocità.

Il fenomeno è chiamato scientificamente Megaslump e si sta verificando in varie aree zone polari. Se il trend continuerà ad essere questo, è molto probabile che il cratere continuerà a crescere fino a che non sarà sciolto tutto il ghiaccio contenuto nel suolo.

Batagaika: un luogo per la ricerca

Il cratere è ormai presente e il fenomeno è irreversibile. Tuttavia, è possibile ricavarne qualcosa di buono come dimostano gli studi di un gruppo di ricercatori University of Sussex, capitanati dal geologo Julian Murton; negli strati del suolo il team di geologi può studiare le condizioni climatiche degli ultimi 200.000 anni attraverso l’analisi degli isotopi organici e inorganici presenti negli strati di terreno. I ricercatori hanno già fatto una coperta scientifica molto particolare: 125.000 anni fa la temperatura media era ancora più alta di quella attuale.

Coronavirus: box in plexiglass sulle spiagge

Per non rinunciare alla stagione balneare, la proposta è di introdurre box in plexiglass sulle spiagge

 

I box in plexiglass fanno parte di una delle proposte, di un’azienda modenese, per far ripartire alcune delle attività del Paese.

Le spiagge, da sempre le più popolate e affollate, potrebbero rappresentare lo scenario di un set futuristico, adornate da cabine in plexiglass che fungono da divisori “anti coronavirus”.

Ancora siamo nella fase 1 e nulla è certo per il futuro ma l’immaginazione supera, persino, la fantasia e la fase 2, già si pensa ad uno step successivo, probabilmente complici le belle giornate e la poca voglia di rinunciare alla bella stagione.

Un’azienda di Modena ha proposto cabine in plexiglass per attività quali: bar, ristoranti e stabilimenti balneari, il progetto, a quanto pare, già impazza nella rete.

 

la Repubblica

La sottosegretaria al Turismo, Lorenza Bonaccorsi, è già al lavoro “per far sì che possa essere così”. Il sindacato balneari chiede “un’ordinanza nazionale che stabilisca modalità uniche per tutto il territorio”. Le aziende, intanto, si ingegnano e si attrezzano per proporre soluzioni utili agli stabilimenti ma anche ai bar e ai ristoranti.

Tutto questo al momento è certo solo a parole e, mentre si attendono le linee guida dal ministero della Salute, noi non possiamo dimenticare che le nostre estati al mare sono fatte di spensieratezza, feste, aggregazioni ed emozioni e tutto questo non ci sarà. Il mare da sempre è sinonimo di libertà nei movimenti, spostamenti e addirittura nell’abbigliamento, famiglie e comitive come vivranno tutto questo? Da sempre gli stabilimenti hanno rappresentato il luogo di ritrovo, seppur da soli, allo stabilimento di fiducia, si trova sempre qualcuno, a partire dal personale. L’estate è alle porte e tutti noi ci stiamo chiedendo che tipo di estate sarà. L’unica certezza è che non ci sono certezze. L’unica cosa su cui ci resta di ragionare è chiederci se saremo in grado si adattarci a tutto questo…

Coronavirus Italia, conferenza Conte nel pomeriggio

Lockdown fino al 3 maggio, solo poche deroghe.

Roma, 10 aprile 2020 – Giuseppe Conte, nel pomeriggio, terrà la conferenza sull’emergenza Coronavirus in Italia. Previsto il lockdown fino al 3 maggio, tranne qualche eccezione legata al mondo della produzione che dovrà riprendere gradualmente.

ilpost.it

Il presidente del Consiglio farà il punto sulle restrizioni e sulle strategie verso la fase 2. L’inizio graduale e la cautela restano in prima linea per non vanificare i sacrifici compiuti fino ad ora dagli italiani. Ancora non ci sono i numeri che lasciano speranza all’ottimismo, i dati sulla diffusione sono ancora elevati.

In queste giornate di festa per evitare comportamenti inadeguati, tipo scampagnate e assembramenti in condomini o tra vicinato, il Viminale ha fatto sapere che per il weekend ci saranno restrizioni, dunque che a Pasqua le strade saranno ancora più “sotto controllo”. Ieri il Viminale ha effettuato oltre 295mila controlli, con 10.105 persone sanzionate. Di queste, 57 hanno fornito false dichiarazioni e 32 hanno violato la quarantena. Complessivamente sono stati 295.554 i controllati dalle forze dell’ordine. Gli esercizi commerciali controllati sono stati invece 100.488: 132 i titolari sanzionati, per 36 è stata disposta la chiusura. (la Repubblica)

Purtroppo non possiamo ancora abbassare la guardia, ma soprattutto la volontà è continuare a fare bene ora per iniziare il prima possibile.

Il nostro paese ha bisogno di cominciare a ri-produrre, l’obiettivo è tornare alla normalità cercando di fare un ultimo sforzo.

 

 

Femminicidio: accusa la compagna di avergli trasmesso il coronavirus

Messina: ammazza la compagna perché pensa di essere stato contagiato.

Messina: una storia che ha dell’incredibile. Dichiara di aver ammazzato la compagna perché colpevole di avergli trasmesso il Covid-19, ma il tampone dà esito negativo per entrambi.

La confessione del vibonese, Antonio De Pace, compagno della donna uccisa a Furci Siculo.

Non resta che attendere l’autopsia per avere risposte importanti sulla morte di Lorena Quaranta, 27 anni, la giovane di Favara (Agrigento), studentessa della Facoltà di Medicina di Messina, uccisa dal compagno.

All’origine dell’accaduto pare ci sia stata una discussione forte tra i due giovani, definiti dai vicini come una coppia tranquilla, normale, mai litigi o urla.

De Pace, dopo l’uccisione, si è ferito ai polsi in un tentativo di suicidio e, solo in seguito, ha contatto i militari che, giunti sul luogo del delitto, hanno appurato il decesso della giovane 27enne.

I due ragazzi conviventi, si erano conosciuti al Policlinico di Messina, dove lei svolgeva il tirocinio in medicina e lui era infermiere, iscritto al primo anno di odontoiatria.

Esclusa l’attenuante del contagio, gli inquirenti dovranno capire quale sia stato il reale movente dell’omicidio. Cosa ha spinto Antonio De Pace ad un gesto simile?

Non possiamo non riflettere sul fatto che le restrizioni per il contenimento del contagio da Covid-19, sono una prevenzione solo per chi a casa vive una situazione serena, ma sono un pericolo per tutte le donne vittime di violenza domestica, ancora più isolate a causa della condizione imposta dal governo. Diversi i casi già registrati.

Non c’è mai fine al peggio e, se si pensa di vivere già in una situazione irreale, ce n’è una anche peggiore!

A tal proposito ricordiamo, a tutte le donne vittime di violenza domestica, il numero nazionale anti violenza e stalking 1522, attivato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità – gratuito e attivo 24 ore su 24 e un’app “1522” scaricabile sullo smartphone, con cui è possibile mettersi in contatto con personale specializzato.

INPS: domande bonus autonomi, da domani

Bonus per lavoratori autonomi, liberi professionisti, lavoratori stagionali etc.

Inps: arrivano le istruzioni per chiedere il bonus per i lavoratori autonomi, liberi professionisti, i collaboratori coordinati e continuativi, i lavoratori stagionali e quelli dello spettacolo.

L’indennità non contribuisce alla formazione del reddito ed è erogata dall’Inps previa domanda con il PIN semplificato, quindi online, che può essere presentata da domani.

(foto by money.it)

Le istruzioni sono contenute in una circolare appena pubblicata.

L’indennità di 600 euro per il mese di marzo, spiega l’Inps, è destinata ai liberi professionisti titolari di partita Iva attiva al 23 febbraio e ai lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, attivi nella stessa data. Questi professionisti non devono essere titolari di pensione né essere iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Per questa indennità, lo Stato fissa un limite di spesa per il 2020 è di 203,4 milioni.

La stessa indennità di 600 euro, sottolinea l’Istituto, è destinata, sempre previa domanda all’Inps, a commercianti, coadiutori diretti, artigiani, coltivatori diretti, mezzadri e coloni sempre che non abbiano già una pensione. L’indennità non concorre alla formazione del reddito e non è coperta da contribuzione figurativa. Il bonus è erogato dall’Istituto previa domanda e nel limite di 2.160 milioni.

Dove e come si può fare richiesta per il bonus

La domanda per il bonus all’Inps si potrà fare con questi canali (Pin, Spid, Carta di identita elettronica e Carta dei servizi oltre al Contact center) ma sarà possibile accedere a una richiesta di Pin semplificata. Le richieste potranno essere inoltrate già a partire dall’1 aprile ma il rilascio del servizio sarà comunicato con un nuovo messaggio. A questo servizio si potrà accedere con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, dato il carattere emergenziale delle prestazioni.

Coronavirus, Cdm vara la nuova stretta: multe di 3 mila euro, fino a 5 anni di carcere per chi viola la quarantena

Conte: “I governatori possono adottare misure più restrittive”. Previsto anche uno stop fino a 30 giorni per le attività commerciali. Il premier smentisce stretta fino al 31 luglio: “Su Pasqua vedremo, ma spero non blocco per mesi. Non possiamo consentire stop benzinai”

di ALBERTO CUSTODERO e GIOVANNA VITALE

 

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che introduce la nuova stretta contro le violazioni delle norme per prevenire il Coronavirus: tra l’altro vi sono multe da 400 a tremila euro per chi aggira le misure per arginare la diffusione del Covid-19 e una pena massima di 5 anni per chi da positivo al virus viola la quarantena. Non è prevista la confisca di auto, moto e veicoli, mentre saranno sempre garantiti la filiera alimentare e i carburanti.

“Invito tutti a soprassedere” sull’annunciato progressivo stop agli impianti di benzina, ha chiarito Giuseppe Conte al Tg5, perché è un servizio essenziale: “Troveremo una soluzione con la ministra dei Trasporti Paola De Micheli. Ma non possiamo consentire che si arrivi a un’interruzione di questo pubblico servizio”. “Oggi – ha aggiunto il premier – stiamo distribuendo 4,9 milioni  di mascherine e 1,9 mln di quelle specialistiche per personale sanitario. Tra 96 ore un consorzio di produttori italiani produrrà 2 mln di mascherine chirurgiche al giorno, coprirà il 50% del nostro fabbisogno: è la reazione del sistema Italia”. Il presidente del Consiglio sarà domani alla Camera e giovedì al Senato.

(da La Republica)

Coronavirus: Mosca in supporto. 9 arei in partenza

Coronavirus, continuano gli aiuti e gli atti di solidarietà da diversi paesi del mondo nei confronti dell’Italia, ormai fulcro dell’emergenza sanitaria

Un importante sostegno arriva anche dalla Russia: “un gruppo di circa 100 persone, tra cui i principali esperti del ministero della Difesa russo nel campo della virologia”, e’ pronto a partire per l’Italia nell’ambito degli aiuti concordati tra Mosca e Roma per combattere l’epidemia in corso.

Ad annunciarlo in una nota è stato il servizio stampa del ministero della Difesa. Il team è composto dai principali esperti del ministero della Difesa russo nel campo della virologia e dell’epidemiologia e che hanno una significativa esperienza internazionale nella lotta alle epidemie. Insieme ai medici militari, arriveranno nel nostro Paese anche “moderne attrezzature per la diagnosi e lo svolgimento di operazioni di sanificazione”.

coronavirus

Il gruppo, comprendente anche infermieri, partirà in queste ore dall’aerodromo Chkalovsky e sarà imbarcato su degli aerei Il-76 VKS delle forze aerospaziali russe. I dettagli dell’operazione sono stati discussi per telefono tra il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, e quello italiano, Lorenzo Guerini.