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Google

Violato il GDPR: Google rischia multa miliardaria

Associazione dei consumatori presente in sette Paesi europei ha citato Google in tribunale per violazione del GDPR.

Gatta da pelare per Google, di nuovo per questioni di privacy: questa volta a puntare il dito contro il gigante online è il Bureau Européen des Unions de Consommateurs (BEUC), una sorta di lobby di associazioni di tutela dei diritti dei consumatori di sette Paesi europei.

Il neo, in questo caso, è il tracciamento dei movimenti di milioni di utenti senza averne l’esplicito consenso. In particolare, ad essere sotto accusa, è la cronologia delle posizioni rilevate da Google tramite il GPS e i passaggi tra le varie celle della rete mobile degli smartphone. Tutti dati che il gigante di Mountain View ha utilizzato nel corso del tempo, senza esplicito consenso degli utenti, per ricavare informazioni utili sui loro spostamenti, le loro abitudini e le località che frequentano più spesso. Ciò avrebbe portato a una violazione del GDPR che potrebbe costare caro all’azienda californiana.

Come funziona il tracciamento GPS di Google

Avete presente quando andate in un posto, o semplicemente ci passate vicino, e dopo qualche tempo Google vi chiede di recensire una attività commerciale che si trova in quella zona? Ecco, questo è dovuto al fatto che Google registra i nostri movimenti in una apposita cronologia e sa benissimo dove siamo stati in ogni giorno dell’anno. A questo comportamento di Google il BEUC ha dedicato un approfondito report intitolato “Every Step You Take”, poiché lo ritiene una violazione del nuovo regolamento europeo sulla privacy, l’ormai famoso GDPR.

Perché Google potrebbe essere colpevole di violazione del GPDR

La base giuridica mancante è il consenso esplicito dell’utente: Google chiede una autorizzazione generica per il tracciamento della posizione, al fine di utilizzare i dati per svariati scopi: dal miglioramento del servizio offerto alla profilazione del comportamento dell’utente a fini pubblicitari. Se Google sa la strada che facciamo tutti i giorni per andare a lavorare, ad esempio, può avvertirci prima di partire di un eventuale incidente lungo il percorso e, di conseguenza, invitarci a fare una strada diversa per non perdere tempo. Ma con gli stessi dati può anche sapere se andiamo spesso al cinema e mai in libreria e mandarci più pubblicità sui film in uscita e meno sui libri. Con lo stesso sistema, però, Google può anche sapere se andiamo ogni domenica in chiesa (e quindi conoscere la nostra religione) o se ogni tanto andiamo in un locale a luci rosse (e quindi conoscere i nostri gusti sessuali). Da qui, secondo il BEUC, l’enorme problema di privacy.

La risposta di Google

Google, ovviamente, non ci sta e risponde di non aver affatto violato né la privacy degli utenti né alcuna parte della direttiva GDPR: “La cronologia delle posizioni è disattivata per impostazione predefinita e puoi modificarla, eliminarla o metterla in pausa in qualsiasi momento. Se è attiva, aiuta a migliorare i servizi come il traffico previsto durante i tuoi spostamenti”. Tuttavia, è la stessa Google ad ammettere anche che “ Se disattivi la cronologia a seconda delle impostazioni del tuo telefono e dell’app, potremmo ancora raccogliere e utilizzare i dati sulla posizione per migliorare la tua esperienza su Google”.

Cosa rischia Google

Tutto ciò potrebbe costare caro a Google: la normativa GDPR, infatti, prevede multe fino al 4% dei ricavi per le violazioni gravi della privacy. E il 4% dei ricavi di Google è una cifra a sei zeri. “Leggeremo attentamente questo rapporto per vedere se ci sono cose che possiamo prendere in considerazione”, ha dichiarato l’azienda.

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